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Nuova Zelanda, alla scoperta della terra dei Maori

Nuova Zelanda scultura in legno volti di maori

Aotearoa, ovvero Nuova Zelanda

Una terra agli antipodi, un piccolo diario di viaggio effettuato dal 28 Febbraio al 19 Marzo 2020 durante la pandemia del coronavirus.

Questo viaggio ci ha portato a scoprire una terra lontana ma molto simile ad un paese europeo o meglio anglosassone. La nuova Zelanda fa parte del Commonwealth e il capo di stato è la regina Elisabetta.

Il legame con la Gran Bretagna è molto forte sia per motivi affettivi che per quelli economici.

Diversamente dall’Australia, che considera gli aborigeni ancora, purtroppo, esseri inferiori, in Nuova Zelanda la popolazione Maori ha sempre avuto una grande importanza, e la popolazione di origine polinesiana che ha popolato le molte isole dal 1200 dc. Oggi sono 750.000 su una popolazione totale di poco meno di 5 milioni di abitanti. L’80% della popolazione Maori vive nelle città, ma mantengono ancora le loro tradizioni.

Malgrado l’inizio dell’epidemia del coronavirus siamo partiti il 28 febbraio. La nuova Zelanda non aveva ancora chiuso la frontiera ai turisti che arrivano dall’Italia. Il viaggio con gli Emirates è stato lungo ma molto confortevoli. Con 6 ore di volo si arriva a Dubai il 29 febbraio, dopo un transito di varie ore si prosegue per il grande balzo con 17 ore di volo. Certo uno pensa “mamma mia 17 ore” eppure tutti i partecipanti hanno detto dopo “pensavamo peggio”. Meno male.

Arrivo ad Auckland il 1° marzo, dopo aver superato facilmente le formalità di frontiera, ma con qualche piccolo problema alla dogana a causa del cibo che qualcuno di noi si era portato.

Ci aspettava Giuseppe, la nostra guida italiana che ci ha seguiti per tutto il viaggio ci ha sistemati nell’hotel prenotato al centro città proprio sotto la skytower (la torre delle comunicazioni)

Il pomeriggio, anche se un po’ stanchi, abbiamo fatto una passeggiata verso il porto per primo un approccio alla città più importante del paese.

Viaggiare rende modesti. Ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo” Gustave Flaubert

Che l'avventura abbia inizio

Auckland è una bella città e misura d’uomo con dei bei quartieri, che si sviluppa intorno al porto e alla bella baia.

Lasciamo Auckland e si parte verso sud, attraversando un territorio collinoso e verde con estensioni di pascoli a perdita d’occhio, verso una regione vulcanica e terra dei Maori. Sosta a Waitomo per la visita delle grotte con stalattiti e stalagmiti e si conclude con un percorso in barca, dove sembra di ammirare un cielo stellato creato da animaletti conosciuti come “Glowworms” (Vermi luminosi).

La nuova Zelanda, per la sua natura varia rigogliosa ed incontaminata, è stata utilizzata per vari set cinematografici. Quello più famoso è il set Del Signore degli Anelli con Hobbiton, il villaggio degli Hobbit. Non tutti i partecipanti avevano visto i film ed alcuni sono rimassi un po’ perplessi. Per me che ho letto l’opera di Tolkien e visto tutti i film valeva la pena una sosta. L’ambientazione era comunque molto bella.

Proseguendo per la cittadina geotermica di Rotorua che è conosciuta per i geyser, le fumarole, le piscine di fango in ebollizione e le sue più di 500 sorgenti di acqua bollente. Interessante è il centro culturale Maori che ci permette di approfondire con la visita al villaggio la conoscenza delle loro tradizioni, i canti, le danze, che tutti conosciamo perché praticato dai giocatori della nazionale di Rugby gli All Black prima dell’inizio degli incontri di rugby.

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” Marcel Proust

Partiamo con un volo interno via Christchurch e per Queenstown alla scoperta dell’isola del sud. Queenstown è una cittadina veramente deliziosa sulle rive del bel lago “Lake Wakatipu” il 3° più esteso della Nuova Zelanda.

Si parte per fiordo di “Milford Sound”. Si attraversa la foresta pluviale con picchi montani, cascate, laghi glaciali per raggiungere il fiordo da dove in barca si raggiunge il mar di Tasmania navigando tra le ripide pareti rocciose del fiordo e le altissime cascate Stirling.

Il giorno successivo ci aspetta un’esperienza emozionante su un motoscafo “shotoverjet” che a tutta velocita scende lungo il corso di un piccolo fiume tra le pareti scoscese del canyon, con improvvisi giri a 360° in mezzo a schizzi d’acqua che ci lascia senza fiato. Dopo questa esperienza unica ci fermiamo per vedere i “matti” che si lanciano nel vuoto con il “bungee jumping”, una delle attrattive neozelandesi di sport estremi. Non ci resta che andare a visitare una azienda vinicola La Gibbston Valley dove incontriamo un ragazzo italiano enologo che mette la sua esperienza al servizio della cantina. Entriamo nella grotta del vino dove a una temperatura costante il vino si conserva nelle botti prima di essere imbottigliato. Noi, ovviamente, approfittiamo del wine testing di buoni vini bianchi e rossi tipo il pinot noir. Prima di rientra a Queenstown sostiamo nel villaggio aurifero di Arrowtown.

Si lascia Queenstown con partenza verso nord costeggiando laghi, imponenti montagne, foreste pluviali lungo la costa del mar di Tasmania fino alla zona dei Ghiacciai. Il tempo non ci assiste e la pioggia ci perseguita lungo tutto il percorso. Una passeggia attraverso il bel bosco ci permette di arrivare ad un punto panoramico da dove si intravede in lontananza, tra le nuvole basse, il ghiacciaio di Franz Josef. Per esperienza personale posso affermare però che il perito Moreno è un’altra cosa. La particolarità è trovare dei ghiacciai a questa latitudine e quasi al livello del mare. Purtroppo negli ultimi anni il ghiacciaio si è ritirato di parecchi chilometri per via dei cambiamenti climatici. Avessimo avuto più tempo e con delle condizioni metereologiche migliore si sarebbe potuto arrivare fino la fronte del ghiacciaio.

Proseguiamo verso nord costeggiando la costa fino al porto di Greymouth dove prendiamo il famoso treno “Trans Alpine” che attraversa l’isola del sud dal mar di Tasmania, alla costa orientale del pacifico fino, Christchurch. Lungo il percorso di 4 ore si attraversano lussureggianti foreste di faggi, laghi, fino alle fertili terre coltivate della pianura di Canterbury.

Non ci rimane che partire lungo le coste del pacifico attraverso un’altra zona vinicola con ampi spazi per i pascoli fino alla cittadina turistica di Aikoura, da dove si parte per l’avvistamento dei delfini ma soprattutto delle balene. Ma purtroppo non siamo fortunati. Il mare è troppo mosso e la gita in barca salta. Con Giuseppe si riusce a sostituire l’escursione in barca con una escursione aerea utilizzando dei piccoli aerei. Ci dividiamo in gruppetti e con due aerei riusciamo tutti a fare trenta minuti di volo alla ricerca delle balene. Ma non è il giorno giusto, non le abbiamo viste. Ho provato ad avvistarle in argentina – penisola di Valdes, alle isole Lofoten ma senza troppo successo. Mannaggia questa volta speravo proprio di vederle. Qui le garantivano al 95%. Invece!!!!

Siamo quasi alla fine della nostra avventura alla scoperta di questo lontano paese. Si visita Christchurch, una città che ha subito un sisma di magnitudo 6,3 nel 2011, che ha distrutto parte del centro della città e la cattedrale gotica, che non è ancora stata restaurata, ma lo sarà al più presto. L’orto botanico, il museo e vari college mantengono ancora una caratterista architettonica di stile britannico. La cena sulla vecchia Tramway attraverso la città chiude il nostro viaggio.

In nuova Zelanda non ci siamo fatti mancare nulla delle attrattive che offre il paese: dalla cena nel ristorante girevole sulla Skytower di Auckland fino al tramway di Christchurch, dai geiser, ai fiordi e ad una natura bellissima tra laghi, montagne e foreste pluviali e naturalmente l’animale simbolo l’uccello Kiwi.

Viaggiare è vivere.

“Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata, che somiglia al sogno.”

L'inizio della pandemia

Mentre noi giravamo la Nuova Zelanda il mondo cadeva nella pandemia del coronavirus, e la possibilità di non poter tornare in Italia ci preoccupava.

Il gruppo si divide: un gruppo di 13 va alle Fiji. Gli altri 5 tornano in Italia via Sydney. Hanno avuto qualche difficoltà ma sono riusciti rientrando a Roma con l’ultimo volo Emirates da Dubai per Roma. Le Fiji richiedevano 14 gg di quarantena, per evitare di aver dubbi sul conteggio dei giorni avevo deciso di rimane un giorno in più in nuova Zelanda ad Aukland. Un altro giorno ad Auckland ci ha permesso, con l’assistenza della nostra guida Giuseppe di fare un’escursione in una delle isole della baia, Waiheke island. Il timore di non riuscire ad andare alle Fiji ci attanagliava. Tutti i paesi stavano chiudendo le loro frontiera e il nostro volo da Dubai per Roma era stato cancellato. La riprotezione veniva fatta su Nizza. La nostra preoccupazione era quella di rimanere bloccati alle Fiji, niente male però, o in Nuova Zelanda, ma a nostre spese. La mattina del 13 marzo prima di fare le carte di imbarco stavamo ancora decidendo se partire o tornare in Italia. Con qualche titubanza si decide di rischiare partiamo per le Fiji. L’Air new Zealand dopo qualche incertezza ci imbarca e partiamo per Nadi la capitale delle Fiji.

Le procedure d’ingresso sono severe. Uno dei nostri tossisce e viene subito fermato e portato via per fare una visita medica. Non vedendolo tornare lo vado a cercare. Era ancora bloccato. Dopo una lunga spiegazione lo fanno entrare. Raggiungiamo il resto della comitiva e con la guida locale andiamo al porto per l’imbarco. Il tempo metereologico non era dei migliori ma finalmente a bordo del catamarano “Blue Lagoon“partiamo alla scoperta di queste rinomate isole del pacifico tanto decantate. Per tre giorni cerchiamo di dimenticare quello che succede nel mondo. Godiamo della vista delle isole disabitate ma con una vegetazione lussureggiante che costeggiamo e spiagge dorate. Facciamo delle belle immersioni alla ricerca dei pesci tropicali, di piccoli squali e per ammirare i fondali corallini incontaminati e coloratissimi.

L’ultimo giorno solo pochi di noi hanno fatto l’ultimo snorkeling. È stato avventuroso visto che ci ha preso un temporale tropicale mentre eravamo ancora in acqua. Che dire abbiamo chiuso in bellezza.

Lasciamo la nostra nave e torniamo a Nadi con un altro catamarano. Arrivati a Nadi scopriamo che anche la Nuova Zelanda a chiuso e ha messo in atto l’obbligo della quarantena per tutti coloro che arrivavano nel paese. La preoccupazione aumentava mentre eravamo bloccati alle Fiji. La nostra guida verifica la situazione e scopriamo che sono esclusi tutti i passeggeri in arrivo dalle isole del Pacifico. Non ci rimane che rilassarci un po’ prima dell’incerto lungo viaggio di ritorno. Le notizie che arrivano dall’Europa non sono rassicuranti. Infatti anche la Francia ha chiuso le frontiere. Rimaniamo a Dubai? Nadi ci saluta con un temporale tropicale notturno.

Ci rechiamo all’aeroporto per prendere il volo Air New Zealand per Auckland. Avendo biglietti Emirates per il proseguimento del viaggio avremmo dovuto ritirare il bagaglio e rifare il check in, il che voleva dire rientrare in Nuova Zelanda facendo controllo passaporti, dogana e controlli medici e con lungaggini e problemi. Riesco a parlare con il caposcalo della Air New Zealand e dopo una lunga attesa ci confermano che possiamo spedire il bagaglio direttamente a Nizza. Grande!!! Problema risolto.

Il viaggio inizia con le prime 3 ore di volo per Auckland. Transito di 4 ore prima del volo per Dubai. Ma ci daranno anche la carta di imbarco per Nizza??? Il volo ci sarà ancora??? Ci danno le due carte d’imbarco, ora ci aspettano 17 ore di volo. Una bazzecola. È martedì e ci sono 12 ore di fuso con l’Italia. Arriviamo a Dubai, è mercoledì mattina. Controlliamo il tabellone e il volo per Nizza c’è ancora, torniamo in Europa. Ci aspettano solo ancora 7 ore di volo. Mentre aspettiamo controlliamo se il volo Alitalia da Nizza a Roma opera ancora. Alcuni noi non trovano il volo schedulato. Non ci potevo credere, io avevo la conferma dal mio operatore a Roma che aveva verificato con Alitalia. Arrivati finalmente, stanchi, a Nizza un aeroporto praticamente vuoto. Ci accomodiamo in attesa del volo serale per Roma. Però il volo non appare sui tabelloni. Vado a verificare e Il volo non opera più. Controllo con l’ufficio di Roma e mi confermano la ferale notizia. Ci hanno riprotetto sul volo del giorno dopo, giovedì 19 marzo sempre alle 19,00.

Mi attivo e il mio corrispondente a Parigi ci prenota un hotel ancora aperto vicino all’aeroporto.

Con il tram, tre fermate, arriviamo in hotel. Un supermercato vicino ci permette di prendere qualcosa da mangiare e una bottiglia di vino rosso francese ci sta bene per la cena in camera (i Ristoranti sono chiusi naturalmente). Giovedì alle ore tredici lasciamo l’hotel per ritornare all’aeroporto. Il volo dell’Alitalia è confermato si torna a casa con le mascherine. Che viaggio e chi se lo dimentica.

P.S. Una nostra compagna milanese ci aveva lasciato all’arrivo a Nizza ed è rientrata in Taxi fino a Genova, treno per Milano Centrale e poi treno per Malpensa per riprendere la macchina.

Adriano Panato

A proposito dell'autore

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